Scrivere è un mestiere pericoloso di Alice Basso

dicembre 19, 2016

Buonasera cari lettori,
eccomi qui a scrivere la recensione del secondo libro che ho letto per completare il secondo obiettivo della reading challenge organizzata da Laura di La biblioteca di Eliza e Laura di La libridinosa. Per questo secondo obiettivo dovevo leggere un libro che parlasse di cucina e la mia scelta è caduta su Scrivere è un mestiere pericoloso di Alice Basso! Diamine, l'ho adoratoooooooooooooooooooooooooo.



Prima che sia troppo tardi, veniamo al dunque!
Autrice: Alice Basso 
Editore: Garzanti
Pagine: 341
Data di pubblicazione: 12 maggio 2016
Prezzo cartaceo: 13.94 euro
Prezzo eBook: 9.99 euro

Sinossi:

Un gesto, una parola, un’espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con sé stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è una ghostwriter di una famosa casa editrice. Un mestiere che la costringe a rimanere nell'ombra. Scrive libri al posto di altri autori, imitando alla perfezione il loro stile. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un’anziana cuoca. Un’impresa più ardua del solito, quasi impossibile, perché Vani non sa un accidente di cucina, non ha mai preso in mano una padella e non ha la più pallida idea di cosa significhino termini come scalogno o topinambur. C’è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vázquez Montalbán, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l’altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l’affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto. Un delitto avvenuto anni prima in una delle famiglie più in vista di Torino. Berganza abbandona i fornelli per indagare e ha bisogno di Vani. Ha bisogno del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte la vita assomiglia a un giallo. È piena di falsi indizi. Solo l’intuito di Vani può smascherarli. L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome è stato uno degli esordi più amati dai lettori e dalla stampa più autorevole. Lo stile unico e la forza narrativa di Alice Basso hanno conquistato tutti. Come la sua esilarante protagonista, Vani, che torna con un nuovo libro da scrivere, un nuovo caso da risolvere e un nuovo inaspettato nodo sentimentale da sciogliere.


Vani è una ragazza tosta! E' una di quelle persone che definirei con le palle (perdonate il francesismo!). Ha un carattere determinato, sa quello che vuole e sa come ottenerlo. Ha una grande capacità, un'empatia probabilmente fuori dal comune perché a Vani bastano pochi dettagli per capire una persona ma per quanto questa capacità l'aiuti molto nel suo lavoro di ghostwriter e consulente di polizia ne farebbe volentieri a me perché Vani è un po' sociopatica - come me - ama stare immersa nei suoi libri - come me, l'ho già detto? - e lasciare il mondo fuori, ama rifugiarsi tra i suoi amati personaggi di carta - come me, come me, come me! - e far finta che la vita vera possa almeno assomigliare un pochino alla vita nei libri, ma si sa, non è così. L'avventura di Vani in questo romanzo sta nell'affrontare la scrittura di un libro di cucina - che lei detesta, non sa cucinare nemmeno una frittata perdio, figuriamoci scrivere un libro di ricette - centrato sulle memorie di un'anziana cuoca (Vani pensa: dovrò anche tappare i buchi della sua memoria? E come faccio, io che non so minimamente che cosa significa  scalogno. Cos'è qualcosa che a che fare con la sfiga?) e al tempo stesso riprendere in mano le indagini di un delitto ormai archiviato perché l'anziana donna si da la colpa dell'omicidio dell'uomo che ha praticamente cresciuto come un figlio! Com'è possibile che Irma faccia questa confessione a distanza di cinque anni dal fatto? Tra un racconto del passato e una ricetta abbinata Vani scaverà nella storia di famiglia dei Giay Marin e scoprirà come a volte dietro un delitto si celi sono un criminale banale (leggete e capirete il riferimento a queste ultime parole ;D). Ah, spero davvero che scatti la scintilla tra Vani e il commisario Berganza perché è una cosa che mi sono aspettata per tutto il libro ma che mi ha lasciato con il fiato sospeso per l'incertezza!

Ho adorato questo libro, mi sono immedesimata in tutto e per tutto in Vani, l'amore sconfinato per i libri, quanto preferisca vivere tra personaggi irreali piuttosto che sopportare le persone e la loro capacità di darti sui nervi in un minuto! Poi c'è Morgana una quindicenne intelligente ma timida - come me, si sono ripetitiva - che si nasconde per paura di non essere abbastanza e ha bisogno di una spinta per capire che vale, vale tantissimo. Ho amato Vani e il suo umorismo, mi sono rispecchiata in ogni cosa, in ogni singola parola - soprattutto nel suo modo di detestare il Natale, visto come festa consumistica più che un modo per stare con la famiglia. Ho amato questo libro perché io sono Vani e Vani e me e come è successo a me capiterà a chiunque provi un amore sconfinato per i libri di immedesimarsi ma al tempo stesso rendersi conto che, forse, non basta riuscire ad amplificare la propria empatia proprio grazie alle storie che leggiamo ma dobbiamo imparare ad usare questa empatia anche per conoscere noi stessi che spesso è più facile entrare nella testa di un altro piuttosto che nella nostra!

I miei giudizi:

STORIA: ★★★★★/5
STILE: ★★★★★/5
COPERTINA: ★★★★★/5

Voto finale:

★★★★★ /5


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